Dal Medioevo al 2026, il Carnevale Storico di Santhià unisce riti antichi, eccellenze agroalimentari e spettacolo popolare in un modello di valorizzazione territoriale capace di generare identità, attrattività e sviluppo economico.
C’è un Carnevale, nel cuore del Piemonte, che non si limita a sfilare per le strade ma racconta un’idea di Europa fatta di comunità, riti condivisi e memoria viva. È il Carnevale Storico di Santhià, considerato il più antico della regione, le cui origini documentate risalgono almeno al XIV
secolo e che, secondo fonti locali, affonderebbe le proprie radici attorno all’anno Mille.
Non è una festa isolata nel calendario, ma un vero e proprio tempo rituale, il Tempore Carnevalis, che dall’Epifania accompagna la comunità fino al Mercoledì delle Ceneri. Un arco di settimane in cui la città si riconosce in una sequenza ordinata di cerimonie, usanze e appuntamenti che, nel loro insieme, prendono il nome di Tradisiun: il rinnovare, anno dopo anno, una memoria collettiva
condivisa.
Un Carnevale medievale ancora vivo
Le fonti storiche raccontano che già nel Quattrocento il Carnevale di Santhià fosse un’abitudine consolidata, tanto da richiedere interventi dell’autorità per contenerne gli eccessi goliardici. Protagonista era l’Abbadia, associazione laica di giovani che organizzava balli e festeggiamenti, anticipando forme di partecipazione popolare sorprendentemente moderne.
Come nei grandi carnevali europei, anche qui sopravvive il tema del rovesciamento rituale dell’ordine: per pochi giorni il potere simbolico passa alle maschere, incarnate da Stevulin e Majutin, contadini-spose novelli che ricevono le chiavi della città e “governano” Santhià. Un gesto
che non è rivendicazione politica, ma sospensione delle regole, ironia collettiva, libertà condivisa.
La Colossale Fagiuolata: cibo come rito sociale
Il cuore simbolico del Carnevale santhiatese è la Colossale Fagiuolata, la più grande d’Italia. Ogni anno, il lunedì di Carnevale, 150 caldaie di rame vengono accese all’alba per preparare oltre 20.000 razioni di fagioli e salame, distribuite gratuitamente a residenti e visitatori.
La Fagiuolata nasce come risposta a una paura antica: la fame. È il ricordo di un tempo in cui, prima dei nuovi raccolti, le scorte erano al minimo. Oggi resta un rito potentissimo, che trasforma il cibo in linguaggio culturale e la gastronomia in gesto di uguaglianza. Gli ingredienti provengono dal territorio e raccontano una cultura agricola radicata, dove il valore del cibo è inseparabile da quello della comunità.
Artigianato, musica e spettacolo
Accanto ai riti alimentari, il Carnevale di Santhià è una straordinaria espressione di artigianato creativo. I carri allegorici in cartapesta, imponenti e raffinati, sfilano durante i Giri di Gala, accompagnati da oltre duemila figuranti, maschere a piedi, compagnie storiche e gruppi musicali.
Elemento distintivo è il Corpo Pifferi e Tamburi, che con le sue sveglie antelucane e le marce scandisce il tempo della festa. Una tradizione musicale documentata da secoli, che accompagna ogni fase del Carnevale e rafforza il senso di appartenenza.
Tradizione che diventa turismo culturale
Negli ultimi decenni, il Carnevale Storico di Santhià ha saputo trasformare il proprio patrimonio immateriale in un volano di turismo culturale. La manifestazione si sviluppa su più settimane,
inducendo i visitatori a prolungare la permanenza e a scoprire un territorio strategico, crocevia storico lungo la Via Francigena e porta d’accesso a pianure agricole, colline, laghi e città d’arte.
Il Carnevale diventa così un attrattore primario capace di attivare ricettività, ristorazione, commercio locale e turismo itinerante. Un modello che lega strettamente cultura popolare, eccellenze agroalimentari e sviluppo economico.
Il programma 2026: un Carnevale lungo sei settimane
L’edizione 2026 conferma questa vocazione estesa e partecipata. Si apre il 6 gennaio con la solenne inaugurazione del Carvè: bande musicali e gruppi del Carnevale si ritrovano in Piazza Roma, dando
avvio alla sfilata inaugurale e alla presentazione dei bozzetti dei carri, accompagnata dal tradizionale assaggio dei fagioli.
Il 31 gennaio è dedicato all’antico rito della Salamada, oggi rivisitato in chiave simbolica: persone travestite da suini, accompagnate da un grande mascherone di cartapesta, rievocano la preparazione
dei salami per la Fagiuolata, distribuendo panini con la porchetta alla popolazione.
Il 10 febbraio va in scena il Gran Galà delle Maschere dei Borghi delle Vie d’Acqua, una serata che riunisce i Carnevali storici piemontesi e maschere provenienti anche da Valle d’Aosta, Liguria e
Lombardia. Nei giorni successivi, il PalaCarvè ospita serate musicali e appuntamenti dedicati a pubblici diversi, dai giovani alle famiglie, a conferma di un Carnevale capace di parlare a generazioni differenti.
Il Giovedì grasso, 12 febbraio, resta uno dei momenti più identitari: lungo Corso Nuova Italia si snoda un grande percorso enogastronomico con oltre venti stand, accompagnato da musica e danze.
Il 13 febbraio si apre il Carvè Food Village e prende il via il tradizionale raduno dei camper, segno di un turismo ormai consolidato.
Il fine settimana centrale concentra i riti più solenni: il 14 febbraio la consegna delle chiavi della città a Stevulin e Majutin e il veglione carnevalesco; il 15 febbraio il primo Corso Mascherato con
l’arrivo di Gianduja, la Messa delle Maschere, la grande sfilata pomeridiana e lo spettacolo pirotecnico serale.
Il 16 febbraio è il giorno della Colossale Fagiuolata, preceduta all’alba dalle sveglie dei Pifferi e Tamburi. A mezzogiorno la distribuzione delle 20.000 razioni, seguita dal pranzo ufficiale dei fagioli, dal Gran Ballo dei Bambini e dalla suggestiva sfilata notturna.
La chiusura è affidata al 17 febbraio: al mattino i tradizionali Giochi di Gianduja, al pomeriggio il terzo Corso Mascherato e, in serata, il Rogo del Babàciu, che sancisce la fine del Carnevale tra campane a lutto e danze liberatorie.
Un patrimonio vivo
Il Carnevale Storico di Santhià non è una rievocazione museale, ma un patrimonio vivo, praticato e condiviso. Utilizza la storia, il cibo e lo spettacolo come strumenti di coesione sociale e attrattività turistica, dimostrando come una tradizione millenaria possa continuare a generare comunità, economia e futuro.
Nota per gli editori: il Carnevale Storico di Santhià
Con i suoi quasi mille anni di storia, il Carnevale Storico di Santhià, in provincia di Vercelli, è il più antico del Piemonte e uno tra quelli documentati da maggior tempo in Italia. Riferimenti in
note custodite presso l’archivio comunale di Santhia’ attestano l’esistenza già dai primi anni del Trecento a Santhià di una “Abadia”, ovvero un’associazione giovanile laica che si occupava di organizzare da tempo immemorabile balli e festeggiamenti in occasione del
Carnevale. Un documento del 1893 contiene un preciso ed univoco riferimento ad usi e consuetudini connesse con i festeggiamenti del Carnevale, depositato presso il Palazzo del Capitano, sede della Pro Loco di Santhia’, in Via De Rege Como 7, testimonia come
quell’anno ricorresse l’ottavo centenario dell’Antica Società Fagiuolesca, che risalirebbe dunque al 1093. Vero fiore all’occhiello del patrimonio storico-sociologico della regione Piemonte, ogni anno il Carnevale Storico di Santhià si rinnova in una grande e festosa
manifestazione di creativita’ e musica a coinvolgere tutta la cittadinanza ed i numerosissimi visitatori da tutta Italia, attirati da una ventina di compagnie carnevalesche con oltre duemila
figuranti in maschera e alcuni gruppi musicali. https://www.prolocosanthia.it/il-carnevale-
storico/
